L'Everest: la vetta più alta del mondo tra storia epica e sfide attuali
- L'altezza ufficiale del Monte Everest è di 8.848,86 metri, riconosciuta congiuntamente da Nepal e Cina.
- Conosciuto come Sagarmatha in nepalese e Chomolungma in tibetano, la sua prima ascensione fu di Hillary e Norgay nel 1953.
- Scalare l'Everest oggi ha un costo che varia da 30.000 a oltre 100.000 dollari, con il permesso di scalata a 15.000 dollari dal 2025.
- Oltre 330 persone hanno perso la vita sulla montagna, principalmente a causa di valanghe, cadute e mal di montagna nella "zona della morte".
- Il sovraffollamento e l'inquinamento (circa 200 tonnellate di rifiuti all'anno) rappresentano gravi problemi ambientali.
- Il trekking al Campo Base dell'Everest (5.364 metri) è un'alternativa popolare e più accessibile per vivere l'Himalaya.
Il tetto del mondo: un gigante tra cielo e terra
Il Monte Everest non è solo la montagna più alta del mondo, è un simbolo di grandezza e sfida. La sua altezza ufficiale, riconosciuta congiuntamente da Nepal e Cina, è di 8.848,86 metri sul livello del mare, un dato che è stato oggetto di misurazioni e dibattiti per decenni. Ma al di là dei numeri, ciò che mi affascina di più sono i suoi nomi locali, intrisi di profondo rispetto e spiritualità. In nepalese è conosciuto come Sagarmatha, che significa "Dio del cielo", un nome che evoca la sua maestosità divina. In tibetano, invece, è chiamato Chomolungma, ovvero "Madre dell'universo", un appellativo che ne sottolinea l'importanza primordiale e la sua natura generatrice.
La conquista dell'inviolabile: una storia epica di coraggio
La storia dell'Everest è indissolubilmente legata alle imprese di uomini e donne che hanno osato sfidare i suoi pendii. La prima ascensione confermata, un evento che ha segnato per sempre la storia dell'alpinismo, avvenne il 29 maggio 1953. Furono il neozelandese Sir Edmund Hillary e lo sherpa nepalese Tenzing Norgay a raggiungere la vetta, salendo dalla cresta Sud-Est. La loro impresa non fu solo una vittoria personale, ma un trionfo per l'intera umanità, dimostrando che i limiti potevano essere superati anche nelle condizioni più estreme.
Da quel giorno, molti altri hanno seguito le loro orme, lasciando il proprio segno nella storia dell'Everest:
- Prima donna in cima: La giapponese Junko Tabei fu la prima donna a raggiungere la vetta il 16 maggio 1975, dimostrando che anche le donne potevano affrontare e superare le sfide più ardue.
- Prima ascensione senza ossigeno supplementare: Nel 1978, Reinhold Messner e Peter Habeler compirono un'impresa ritenuta impossibile, scalando l'Everest senza l'ausilio di ossigeno supplementare. Messner, un vero pioniere, replicò l'impresa in solitaria nel 1980, consolidando la sua leggenda.
- Prima ascensione invernale: I polacchi Krzysztof Wielicki e Leszek Cichy furono i primi a conquistare l'Everest in inverno, il 17 febbraio 1980, affrontando temperature estreme e condizioni proibitive.

Scalare l'Everest oggi: tra sogno, business e sfide
Se un tempo scalare l'Everest era un'impresa riservata a pochi esploratori e alpinisti d'élite, oggi è diventato un'industria a tutti gli effetti, ma non per questo meno impegnativa o pericolosa. È un sogno che ha un costo, e non è affatto modesto. Il costo totale per una spedizione può variare enormemente, da 30.000 a oltre 100.000 dollari per persona, a seconda del livello di servizio e del tipo di agenzia. È una cifra che riflette la complessità logistica e i rischi intrinseci dell'impresa.
Le voci principali di costo includono:
- Permesso di scalata: Il governo nepalese ha aumentato il costo del permesso a 15.000 dollari dal 2025, una cifra significativa che contribuisce alle entrate statali.
- Guide Sherpa: Le guide Sherpa, con la loro inestimabile esperienza e forza, sono fondamentali. I loro servizi possono costare tra 6.000 e 12.000 euro.
- Ossigeno supplementare: Le bombole di ossigeno e il relativo equipaggiamento sono essenziali per la maggior parte degli scalatori sopra gli 8.000 metri.
- Attrezzatura: Abbigliamento tecnico, tende, sacchi a pelo, ramponi, piccozze e tutto il necessario per sopravvivere ad alta quota.
- Assicurazione: Un'assicurazione completa, che includa l'evacuazione in elicottero, è obbligatoria e costosa.
- Logistica e supporto: Cibo, cuochi, portatori, allestimento dei campi base e intermedi, comunicazioni satellitari.
L'attuale "industria dell'Everest" è fiorente. Il Nepal rilascia ogni anno un numero elevato di permessi di scalata; per la primavera del 2025, ad esempio, sono stati emessi 468 permessi, un numero che suggerisce che oltre 1.000 persone, incluse le guide, potrebbero tentare la scalata. Il record è stato nel 2023 con 478 permessi. Questo porta a un fenomeno sempre più discusso: il sovraffollamento. Nelle brevi finestre di bel tempo, centinaia di persone si ritrovano a salire contemporaneamente, creando "ingorghi" in punti critici come l'Hillary Step. Questa situazione non solo aumenta i tempi di attesa e l'esposizione al freddo e all'altitudine, ma accresce anche i rischi per la sicurezza.
Il prezzo della vetta: i pericoli della "zona della morte"
Scalare l'Everest è un'impresa che comporta rischi enormi, e purtroppo, non tutti coloro che tentano la vetta riescono a tornare a casa. I pericoli sono molteplici e spesso si concentrano nella famigerata "zona della morte", l'area sopra gli 8.000 metri dove l'ossigeno è così scarso da rendere la sopravvivenza estremamente difficile.
Le principali cause di morte sull'Everest includono:
- Valanghe: Imprevedibili e devastanti, sono tra le cause più frequenti di incidenti mortali.
- Cadute: Un passo falso, una scivolata su ghiaccio o roccia, possono avere conseguenze fatali.
- Mal di montagna: Edema polmonare e cerebrale d'alta quota sono condizioni gravi che possono insorgere rapidamente e portare alla morte se non trattate.
- Sfinimento: La fatica estrema, la disidratazione e la mancanza di sonno possono portare al collasso fisico e mentale.
- Assideramento: Le temperature estreme e i venti gelidi possono causare congelamenti gravi e ipotermia.
Si stima che oltre 330 persone abbiano perso la vita sull'Everest, e purtroppo, molti corpi non vengono recuperati a causa delle difficoltà logistiche e dei pericoli insiti nell'operazione. Questi corpi, a volte conservati dal ghiaccio, sono diventati i "fantasmi dell'Everest", macabri segnali lungo la via. Il 2023 è stato uno degli anni più letali con 20 decessi confermati, ma anche il 2015 (22 morti a causa di una valanga innescata dal terremoto) e il 2014 (17 morti per un'altra valanga) sono stati tragici. Nonostante l'alto numero di vittime, il tasso di mortalità complessivo è di circa il 2-3%, inferiore a quello di altre vette più tecniche, ma l'elevato numero di tentativi ogni anno fa sì che il numero assoluto di decessi rimanga elevato.
Non solo per alpinisti: il trekking al Campo Base dell'Everest
Per coloro che, come me, sono affascinati dall'Everest ma non intendono affrontare i rischi e i costi di una scalata in vetta, il trekking al Campo Base dell'Everest (EBC) offre un'alternativa straordinaria. Situato a 5.364 metri di altitudine, l'EBC è diventato una meta molto popolare e accessibile per migliaia di viaggiatori ogni anno. Offre viste spettacolari sui giganti dell'Himalaya, un'immersione nella cultura Sherpa e la possibilità di respirare l'aria rarefatta delle alte quote, il tutto senza i rischi tecnici e i costi esorbitanti della scalata vera e propria. È un'esperienza che ti connette profondamente con la montagna, pur mantenendo un livello di sicurezza gestibile.Affrontare il trekking al Campo Base richiede una preparazione adeguata, sia fisica che mentale:
- Buona condizione fisica: Non sono richieste abilità tecniche di arrampicata, ma è fondamentale essere in buona forma fisica. Si cammina per 5-7 ore al giorno, spesso su terreni accidentati e a quote elevate.
- Allenamento cardio: Un buon allenamento cardiovascolare (corsa, nuoto, ciclismo) nelle settimane precedenti la partenza aiuterà il corpo ad adattarsi meglio all'altitudine.
- Escursioni in altitudine: Se possibile, fare escursioni in altitudine prima del viaggio può aiutare il corpo ad abituarsi e a capire come reagisce alla quota. L'acclimatamento graduale è la chiave per prevenire il mal di montagna.
Se il classico trekking all'EBC è ormai molto frequentato, esistono anche itinerari alternativi e meno battuti che permettono di vivere l'Himalaya in modo più intimo e autentico:
- Trekking ai laghi di Gokyo: Un percorso che offre panorami mozzafiato sui laghi glaciali e viste spettacolari sull'Everest e sul Cho Oyu.
- Circuito dei Tre Passi: Un trekking impegnativo che attraversa tre passi di alta quota (Kongma La, Cho La, Renjo La), offrendo panorami epici.
- Trekking al campo base dell'Ama Dablam: Una montagna iconica, considerata da molti una delle più belle del mondo. Il suo campo base offre una prospettiva diversa sulla regione.
- Circuito del Manaslu: Un'alternativa meno affollata e culturalmente ricca, che circumnaviga l'ottava montagna più alta del mondo.
- Circuito dell'Annapurna: Un classico dell'Himalaya, offre una varietà incredibile di paesaggi, culture e altitudini.
Un gigante ferito: la crisi ambientale sul tetto del mondo
La crescente popolarità dell'Everest, sia per la scalata che per il trekking, ha purtroppo un rovescio della medaglia: un impatto ambientale sempre più devastante. La montagna, un tempo incontaminata, è diventata una vera e propria "discarica ad alta quota". Si stima che ogni anno vengano lasciate sulla montagna circa 200 tonnellate di rifiuti, un dato che mi preoccupa profondamente. Questi includono bombole di ossigeno esaurite, tende abbandonate, attrezzature rotte, rifiuti umani e tonnellate di plastica. La situazione è così grave che sono state trovate microplastiche persino nella neve vicino alla vetta, un segnale allarmante di come l'inquinamento stia raggiungendo ogni angolo del nostro pianeta, anche i più remoti.
Fortunatamente, ci sono sforzi per contrastare questa crisi. Il governo nepalese ha introdotto misure di controllo, come un deposito cauzionale sui rifiuti di 4.000 USD. Questa somma viene rimborsata agli scalatori solo se riportano indietro tutti i propri rifiuti, un incentivo importante per promuovere la responsabilità. Inoltre, vengono organizzate campagne di pulizia annuali. Nel 2024, ad esempio, sono state rimosse 11 tonnellate di spazzatura e, purtroppo, anche quattro corpi. Questi sforzi sono lodevoli, ma la mole di rifiuti è tale che la montagna fatica a riprendersi.
Il futuro dell'Everest: tra nuove regole e sostenibilità
Di fronte alle crescenti sfide del sovraffollamento e dell'inquinamento, il Nepal sta cercando nuove strategie per limitare l'impatto del turismo sull'Everest. L'aumento dei costi dei permessi, come abbiamo visto, è una di queste misure, e si discute anche sulla potenziale limitazione del loro numero. La domanda che mi pongo, e che dovremmo porci tutti, è: queste misure saranno davvero efficaci nel ridurre il sovraffollamento e nel mitigare l'impatto ambientale? O sono solo palliativi di fronte a un problema più grande, legato alla crescente commercializzazione di un luogo sacro e fragile?
Il futuro dell'Everest è incerto. Rimarrà un sogno per pochi alpinisti esperti, capaci di affrontare non solo le sfide fisiche ma anche quelle etiche, o diventerà sempre più una meta turistica di massa, accessibile a chiunque possa permetterselo? Le implicazioni per la sua conservazione sono enormi. Spero che, come comunità globale, possiamo trovare un equilibrio che permetta di ammirare e sfidare questo gigante, mantenendo al contempo il rispetto e la cura che un luogo così maestoso merita.




